Reference : La blasfemia nel diritto europeo: ‘un reperto storico’
Parts of books : Contribution to collective works
Law, criminology & political science : European & international law
Law / European Law
http://hdl.handle.net/10993/29748
La blasfemia nel diritto europeo: ‘un reperto storico’
Italian
[en] Blasphemy in European Law: A 'Historical Relic'
Gatti, Mauro mailto [University of Luxembourg > Faculty of Law, Economics and Finance (FDEF) > Law Research Unit >]
2016
Blasfemia, diritto e libertà
[en] Blasphemy, Law and Freedom
Melloni, Alberto
Cadeddu, Francesca
Meloni, Federica
Il Mulino
185-204
Yes
978-88-15-26016-1
[en] Blasphemy ; European Law ; ECHR ; freedom of religion ; freedom of expression
[it] blasfemia ; diritto europeo ; CEDU
[en] libertà di religione ; libertà di espressione
[it] Molti credenti invocano «un giusto rispetto per il sacro», giacché «la mancanza di livelli civili di decenza, moderazione e rispetto nel mondo delle arti» danneggerebbe la coesione sociale . Altri, come Salman Rushdie, sostengono che «il “rispetto della religione” sia diventato un pretesto per la “paura della religione”. Le religioni, come tutte le altre idee, meritano le critiche, la satira e tutta la nostra impavida irriverenza». Le autorità pubbliche possono intervenire in questo dibattito, punendo la «blasfemia»?
Le leggi sulla blasfemia sono da tempo oggetto di attenzione, soprattutto a causa di episodi che coinvolgono Stati islamici o gruppi di musulmani, dalla fatwa iraniana contro lo stesso Rushdie all’attentato nei confronti di Charlie Hebdo. Presentare il problema della blasfemia come una dicotomia tra Oriente e Occidente, tuttavia, può essere fuorviante . Ovunque esista una religione organizzata la blasfemia è un tabù . Essa è un peccato particolarmente grave nella tradizione cristiana, tanto che, secondo i Vangeli, «qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata» . L’Antico Testamento prescrive una punizione severa per questo peccato: «chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare» . Ciò spiega perché in passato tutti i Paesi europei punissero la blasfemia .
La progressiva separazione tra potere politico e potere religioso, così come l’affermazione di democrazie pluraliste, ha portato diversi Stati ad abolire le leggi sulla blasfemia. La Corte Suprema degli Stati Uniti, in particolare, ha affermato già nel 1952 che «lo Stato non ha alcun legittimo interesse a proteggere una qualsiasi religione, o tutte le religioni, da espressioni a loro sgradite [...] non spetta al governo sopprimere attachi reali o immaginati a una particolare dottrina religiosa» . Le leggi di molti Stati europei, però, continuano a vietare la blasfemia, in linea teorica, e alcuni Paesi la puniscono anche in pratica. Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU), la repressione della blasfemia è compatibile con la tutela dei diritti umani, perché non vi sarebbe sufficiente «terreno comune» agli ordinamenti giuridici e sociali degli Stati europei per poter concludere che il divieto della blasfemia sia innecessario in una società democratica. Tuttavia, la posizione della Corte è stata spesso criticata, perché teoricamente infondata e pericolosa per la libertà di espressione .
Con questo studio si intende dimostrare che non è legittimo sanzionare la blasfemia in Europa; la prassi degli Stati membri dell’UE e delle istituzioni europee mostra infatti che il divieto di esprimere idee blasfeme non è più «necessario» nelle società democratiche. L’analisi si divide in tre sezioni. Nella prima si presentano le norme sulla blasfemia in vigore negli Stati membri dell’UE. Nella seconda si analizza la giurisprudenza della Corte EDU sulla blasfemia. Nella terza si discute della recente prassi dell’Unione Europea in materia.
Researchers ; Professionals ; Students ; General public
http://hdl.handle.net/10993/29748

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